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Il comune di Reano appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Storia

Comune della collina torinese, Reano si trova a ridosso della prima cintura, nell'anfiteatro morenico di Rivoli fra i corsi della Dora Riparia e del Sangone. La parte antica del paese (che conserva parte dei tratti di un borgo medioevale) si sviluppa a semicerchio sulle pendici di una altura in cima alla quale è il castello. L'erudito piemontese del settecento Jacopo Duranti, traendo spunto da alcuni monumenti romani trovati nel territorio del comune e conservati nel castello, ritenne che il nome derivasse dalla mitica lupa Rhea che aveva allattato Romolo e Remo. In realtà il toponimo è riconducibile al nome personale Reius (o Regius), ed è quindi da considerare un prediale, ottenuto mediante il suffisso -anus.
Le origini di Reano sono antichissime: sul colle ove attualmente sorge il castello vi era un insediamento abitativo già in epoca romana. Si trattava d'una fortificazione al cui interno (come ci attesta una lapide ritrovata nel Cinquecento) era un Sodalicium marmorarium, cioè un collegio di marmorari che vi risiedevano allo scopo di esplorare le numerose cave di marmo presenti nelle alture vicine.
La più antica testimonianza documentaria dell'esistenza di Reano è un atto della fine del X secolo con cui il vescovo di Torino, Garzone, donava all'Abbazia di San Solutore (e non, come sostenuto dal Casalis, a quella di Sangano) la "corte" (cioè il villaggio non fortificato) di Reano, insieme ad altri villaggi nei pressi del Sangone. Tale donazione venne confermata nel 1011 dal successore di Garzone, Landolfo. Va notato che Reano dipendeva in primo grado dalla pieve di Sangano, la quale a sua volta dipendeva da quella di San Solutore.
Nel XIII secolo i signori di Reano, fidi alleati di casa Savoia, erano una ricca e potente famiglia il cui più celebre rappresentante, Palmerio, deteneva diritti signorili su diversi centri della zona (per esempio Cumiana, Rivalta, e Villarfocchiardo) ed era strettamente imparentato con le più importanti famiglie della zona, quali i visconti di Baratonia ed i conti di Rivalta.
Nel 1233 i signori di Reano cedettero il castello a Guglielmo ed Olivero di Rivalta e pochi anni dopo, nel 1245, Amedeo IV di Savoia (conte dal 1233 al 1253) vendette il castello e il luogo di Reano ai Falconieri, che ne mantennero saldamente il possesso sino alla prima metà del Trecento.
Và detto che falconieri, Versatori e Orsino erano i tre rami in cui si erano divisio nel XIII secolo i potenti signori di Rivalta. Nel 1399 i Falconieri cedettero il castello (ma non i diritti di feudo) a Ybleto de Challant e l'anno successivo vendettero il feudo a Vincenzo Ajmari di Villafranca. Nonostante tale vendita, però, i Falconieri intorno al 1473 rivendicarono il possesso del feudo contro gli Ajmari e i loro diritti vennero riconosciuti nel 1476. Il castello ed il feudo rimasero però per pochi anni ai Falconieri, giacchè nel 1484 passarono ad Antoine de Forest, maggiordomo del re di Francia Carlo VIII e poi governatore di Nizza per Carlo I di Savoia (duca dal 1482 al 1490).
Nel 1543 Claude de Forest, oberato dai debiti, dovette cederlo ai conti Piossasco di Scalenghe, ma questi non poterono entrarne in possesso perché il re di Francia, che all'epoca occupava lo stato Sabaudo ne fece dono a Marco Antonio Vagnone. Nel 1566 Carlo Vagnone di Trofarello ne vendette una metà a Cassiano dal Pozzo (importantissima figura del Piemonte durante il ducato di Emanuele Filiberto) e l'altra metà a Domenico Pellisseri. Fra i due in breve scoppiò una dura lite per il possesso del feudo ed essa venne decisa nel 1581, quando Carlo Emanuele I concesse l'intero feudo a Ludovico Dal Pozzo (nipote di Cassiano, succedutogli nella carica di primo presidente del senato di Piemonte).
L'anno successivo il feudo di Reano venne eretto in comitato per il figlio di questi Amedeo (1579-1643) e rimase da allora saldo possesso della famiglia Dal Pozzo.
All'inizio dell'Ottocento feudatario di Reano era il principe Carlo Emanuele della Cisterna. Questi, che per l'ingente patrimonio era fra gli uomini più ricchi del Piemonte, era un fervente liberale e, a causa della sua partecipazione ai moti del 1821, venne condannato a morte da Carlo Felice e solo fortunosamente riuscì a rifugiarsi in Svizzera e poi in Francia. Qui sposò Luisa Carolina de Merode , una ricchissima dama dell'aristocrazia belga. Rientrato a Torino dopo l'amnistia concessa da Carlo Alberto, Carlo Emanuele Dal Pozzo si interessò particolarmente al suo feudo e negli anni cinquanta dell'Ottocento patrocinò la realizzazione di diverse opere pubbliche, fra cui la ricostruzione della Parrocchia di San Giorgio e la fondazione di due scuole.
Morto senza figli maschi nel 1864, sua figlia Maria Vittoria sposò nel 1867 il duca Amedeo di Savoia-Aosta (figlio secondogenito di Vittorio Emanuele II) e dal 1870 al 1873 sedette col marito sul trono spagnolo apportando innovazioni nel campo della assistenza sociale. Quando nel 1876 Maria Vittoria morì, ad appena 29 anni, i beni dei Dal Pozzo (e con essi Reano) passarono al patrimonio dei duchi di Savoia-Aosta, nel quale rimasero sino all'inizio del XX secolo.
A testimonianza della sua storia il paese conserva, oltre l'edificio del castello, l'ottocentesca Parrocchiale di San Giorgio che sorge su un piano leggermente elevato di fronte al castello. Intorno al 1850 le condizioni della Parrocchiale precedente erano tali che il Casalis scriveva: "l'antica Parrocchia di questo villaggio è di così meschina costruzione che somiglia ad uno dei cripti dei primitivi cristiani"; egli però proseguiva avvertendo che "per buona ventura vi è ormai condotta al suo termine una stupenda chiesa di disegno gotico-normanno".
La costruzione della nuova chiesa, intrapresa, come s'è detto per volontà del principe Carlo Emanuele Dal Pozzo, venne terminata nel 1852 sulle rovine della precedente chiesa medievale.
Altre costruzioni religiose sono la piccola Chiesa di San Rocco e la Chiesa della Madonnina, in origine cappella dei Principi della Cisterna.
Sull'abitato domina, dalla cima del poggio, il Castello, uno dei più belli e celebri del Piemonte.
Le sue origini sono antichissime in quanto già in epoca romana nel luogo ove esso sorge era un piccolo fortilizio. Dopo diverse costruzioni difensive altomedioevali, l'attuale castello venne costruito nel XIII secolo I.
Dal Pozzolo acquistarono nel 1566 e rimase loro possesso fino all'Ottocento, passando poi, dopo la morte della Principessa Maria Vittoria (nel 1876), nel patrimonio dei duchi di Savoia-Aosta. Nel 1904 il duca Emanuele Filiberto (il futuro grande generale della I Guerra Mondiale) lo vendette ai marchesi Durazzo, ai quali rimase sino al 1960, anno in cui lo cedettero al conte Tournon.
Di lì a poco iniziarono lunghe e complesse vicende giudiziarie (tra i cui effetti vi è stata la vendita all'asta dei ricchi e preziosi arredi delle oltre settecento sale) al termine delle quali il castello fù acquistato da un ricco petroliere egiziano (sposatosi con una giovane donna di Reano) che ha fatto realizzare ampi interventi di restauro.
Sebbene l'aspetto esteriore, turrito e merlato, rimandi ancora alla sua originaria funzione difensiva, fra il XVII ed il XVIII secolo esso venne trasformato in una residenza signorile dagli interni in puro stile barocco.
Per lungo tempo le principali occupazioni della popolazione sono state l'agricoltura (in particolare cereali, uva, frutta ed ortaggi) e, soprattutto, il commercio , nella vicina capitale, della legna ricavata dai ricchi boschi di cui il paese è circondato (principalmente castagni e roveri). Nel Novecento, invece, l'assenza a Reano di attività industriali ha portato gran parte della popolazione a trovare lavoro nei paesi vicini e nel capoluogo.